Kenya, si valuta l’impatto del COVID-19 sulla popolazione: aumentano i matrimoni forzati e la mutilazione genitale femminile

by Amref Health Africa

ROMA – A partire dal marzo 2020, Amref Health Africa ha condotto oltre 20 studi di ricerca su COVID-19, in collaborazione con istituzioni e università locali e internazionali, per orientare le politiche sanitarie locali, regionali e nazionali e promuovere un accesso equo alla salute. In particolare, quattro ricerche ricompongono l’impatto del COVID-19 in varie contee del Kenya. Qui la pandemia ha avuto interferenze negative sulla cura e sulla prevenzione dell’HIV, sulle mutilazioni genitali femminili e sui matrimoni precoci. Ha intaccato il benessere socioeconomico della fascia giovane della popolazione. I risultati, affermano i ricercatori, forniscono una guida importante per orientare meglio i prossimi passi.

Le scuole chiuse e tutti gli effetti provocati.L’effetto del COVID-19 sulle mutilazioni genitali femminili e i matrimoni precoci forzati”, ultimo studio condotto sul tema, attesta un aumento di questi fenomeni da marzo 2020, secondo la percezione di oltre metà degli intervistati. La ricerca ha interessato le comunità di Kajiado, Samburu e Marsabit in Kenya e sono stati sentiti 312 tra uomini e donne di età tra 15 e 49 anni, inclusi capi politici. La chiusura delle scuole è indicata come la ragione più comune di questo aumento (50%), legata alle perdite economiche. Occorre continuare a coinvolgere e sensibilizzare capi politici e religiosi, autorità di pubblica sicurezza e tutta la comunità, afferma la ricerca.

Diminuisce l’accesso alle cure per i malati di HIV. Un altro dato legato alla salute proviene dallo studio “L’impatto del COVID-19 sui programmi HIV/AIDS in Kenya”. La paura di contrarre il COVID-19 e la scarsità di medicinali, personale e strutture a disposizione ha fatto calare drasticamente il tasso di pazienti in cura per l’HIV. I servizi, i programmi e gli interventi relativi al contrasto dell’HIV sono stati ridotti del 56% a partire da marzo 2020. Quasi la metà dei pazienti ha abbandonato o rinunciato ad intraprendere la terapia antiretrovirale. La ricerca ha dimostrato anche che l’utilizzo della profilassi preesposizione (PrEP) è aumentata significativamente del 24% dall’inizio della pandemia.

Insicurezza alimentare e povertà nello slum di Kibera. La ricerca è stata condotta tra luglio e ottobre 2020 a Nairobi, Mombasa, Nakuru, Kajiado, Busia, Kiambu e Machakos. “L’impatto negativo del COVID-19 in un’area povera di risorse come Kibera, una delle più grandi baraccopoli di Nairobi, è evidente”, racconta il Dr. Meshack Ndirangu, direttore di Amref Health Africa in Kenya. Kibera è lo slum o insediamento informale alle porte della capitale keniana. Con dodici villaggi, ospita due milioni e mezzo di persone. “Durante il picco della pandemia, le chiusure ed il coprifuoco hanno limitato l’accesso alle cure per molti pazienti di HIV. Quasi tutte le persone intervistate sono a grave rischio malnutrizione: la preoccupazione per il cibo e gli sforzi per non contrarre il COVID-19 sono diventati la priorità nel periodo da marzo a luglio”, continua Ndirangu. La situazione migliora, ma l’attenzione rimane alta.

Impatto sulla vita dei giovani: violenza e disuguaglianze. Un terzo studio, “La vita dei giovani durante la pandemia”, ricompone l’impatto del COVID19 sulla fascia di popolazione tra i 15 e i 35 anni e segue una ricerca condotta lo scorso maggio sullo stesso tema. Accanto alle sfide sanitarie, come un accesso più ridotto e più difficile ai servizi, in particolare quelli sulla salute riproduttiva, si sono inaspriti i conflitti sociali a causa delle restrizioni e della perdita di molti lavori e opportunità. Come già osservato, sono aumentati i matrimoni precoci e la violenza di genere e sono emerse forti disuguaglianze legate al reddito all’interno del sistema educativo. Molti testimoniano un aumento di tensioni e violenze tra le mura domestiche e un incremento dei casi di furto.

Poco coinvolti ma autorganizzati. Nella risposta alla pandemia, osserva la ricerca, le amministrazioni non sono state in grado di coinvolgere ragazzi e ragazze con programmi tarati sui loro bisogni. Allora i giovani si sono organizzati e hanno creato, da soli, nuovi spazi di intervento. Hanno creato lavori nuovi: autolavaggi, commercio virtuale, agricoltura. Hanno superato gli ostacoli dell’educazione tradizionale, legati in gran parte al reddito, beneficiando di piattaforme virtuali. Ma non basta. Sono necessari interventi mirati. “Questo studio offre alle istituzioni un quadro chiaro per indirizzare decisioni future in grado di proteggere la gioventù dagli effetti a breve e lungo termine della pandemia”, afferma Evalin Karijo, direttrice di progetto del programma Youth in Action(Yact) di Amref.

La risposta dei governi. Occorre maggiore trasparenza e serietà Infine, l’ultima ricerca “Mappatura delle risposte al COVID-19” considera la risposta di Uganda, Kenya, Tanzania, Etiopia, Senegal e Malawi all’emergenza. Le misure sono state simili ovunque. I Paesi hanno dichiarato lo stato di emergenza, imposto chiusure forzate e restrizioni sugli spostamenti, vietato assembramenti pubblici e introdotto misure di isolamento e quarantena. Ma sono state efficaci? Secondo i risultati, l’esecuzione delle regole è stata poco sistematica e in particolare la classe politica si è dimostrata incapace di dare il buon esempio. Inoltre, in varie occasioni è stata violata la libertà di informazione e di espressione dei cittadini. “Per rafforzare il controllo e la credibilità sulla gestione dell’emergenza serve trasparenza e maggiore responsabilità da parte dei governi. Solo così si otterrà la piena collaborazione dei cittadini e si avrà una risposta efficace, in grado di salvare vite”, afferma il Dr. Githinji Gitahi, Amministratore delegato di Amref Health Africa.

Article first published on repubblica.it

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